In questo blog parlo di cinema e altri temi che mi appassionano
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Abbandonare la nave: Maelstrom a sinistra!

Marco Biagi era un rompicoglioni. Bisogna imparare a convivere con la mafia, i cittadini devono difendersi anche in maniera privata. L’Islam è inferiore a noi dell’Occidente. In Italia c’è qualcuno che fa un uso criminoso della televisione. Diventerò il presidente della Repubblica se ci sarà una riforma verso il “presidenzialismo”. Sembra il discorso di un erede di Stalin o di Hitler, o di qualsiasi altro leviatano antidemocratico. Fortunatamente nessun ha mai detto queste parole, o almeno non tutte insieme, se no sarebbe un vero mostro. Ma non è difficile rintracciarne la paternità: sono espressioni dei rappresentanti del governo. Niente di importante, tanto è come se non fossero state mai dette. Tutto è stato smentito, rivisto, non bisogna mai estrapolare le parole dal loro contesto, ci hanno detto, cambiano di significato. Tutto si è perso nel rumore mediatico quotidiano, dove volano parole pesanti ma insignificanti, coperte dai porno italiano di Anna Maria Franzoni in tv o dalle notizie sul caldo record. Chi dovrebbe fare attenzione a queste parole? I cittadini naturalmente, aiutati magari dall’opposizione che dovrebbe fare da cassa di risonanza. Ma la sinistra al solito è troppo occupata per fare opposizione, deve riordinare quello che oramai è un vero”Maelstrom”, un vortice d’orrore in cui navigano ciclopi cinesi, spiriti esangui e filiformi, baffetti senza volto, mortadelle di ritorno dall’Europa, fratelli d’arte, agnelletti vari. Un vortice con correnti e correntoni, qualsiasi barca vi affonderebbe. Così Silvio Berlusconi continua a rinforzare la sua posizione, alternando colpi da maestro a cadute di stile, ma dando più risalto ai primi che alle seconde. Allontanato Scajola, giustamente, restituito l’obelisco di Axum, giustamente, lanciato il ponte di Messina, giustamente, avviata una legge di controllo dell’immigrazione, che si vuole di più dalla vita? Un’amaro, direbbe qualcuno per digerire tutto. D’altronde lo diceva il grande Montanelli, che il pregio maggiore di Berlusconi è: “Sapersi adattare all’ambiente, stare in mezzo agli altri”. Mentre Berlusconi impara va governare la sinistra dimentica come si fa, si salvi che può.

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Addio Guerra Fredda

Chi lo avrebbe mai detto che la fine della guerra fredda, dopo più di cinquantanni, sarebbe stata annunciata del nostro attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi? Alcuni giorni fa, il sorridente premier, ha sottolineato infatti il ruolo primario dell’Italia nelle trattative per l’ammissione della Russia alla Nato. La storia è ad una svolta. Effettivamente non possiamo non dare a Silvio quel che è di Silvio, registrando il primo serio obiettivo raggiunto dopo la sua occupazione della Farnesina, a spese di Ruggiero. D’altronde il caro Montanelli ricordava che la caratteristica migliore di Berlusconi è di sapere intrattenere i porno con gli altri, con un fare accattivante e coinvolgente. Proprio quello che il premier è riuscito a fare con lo spettrale Putin, che nell’ incontrarlo quasi muoveva i muscoli all’angolo della sua bocca, traboccante di felicità. Tralasciando le gaffe e le corna precedenti, che comunque fanno parte del repertorio, Berlusconi strappa una piccola vittoria. Ci sono sicuramente, dietro le forti simpatie tra Italia e Russia, tante promesse di nuovi rapporti economici. Industrie italiane pronte a sfruttare i bassi costi della manodopera in quei territori, e russi che aspettano con ansia nuovi investimenti dall’estero. Niente di anormale nel gioco della diplomazia.
Ma bisognerebbe ricordarsi che in verità la Guerra fredda è terminata da un pezzo, anche se nei libri di storia poi finiscono i trattati, come questo futuro per l’allargamento della Nato. Delle due superpotenze ne è rimasta una, sicuramente la più democratica, ma con la stessa tendenza dell’altra a formare una prepotente egemonia sul mondo. “l’Impero del male” è ormai tale solo nei ricordi degli anziani, oppure ad Hollywood, dove i gli alieni cattivi di Star Wars ancora parlano con il tono e l’accento di Stalin. Oggi il conflitto è un altro, Nord contro Sud, capitalismo contro terzo mondo, cattolicesimo contro Islam. Non credo che Samuel Huntington sbagliasse a parlare di “Scontro di civiltà”, non sono esagerazioni. La storia fa brutti scherzi, vi immaginate un Berlusconi agli Esteri, e un Ruggiero come presidente del Consiglio? Chissà..

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Recensione de “Don’t say a word”

Il filone degli psico-thriller statunitensi continua ad avere successo, e l’ultimo film di Gary Fleder conferma la tendenza. Protagonista Michael Douglas, nelle vesti del dott. Conrad, un brillante psichiatra di New York. Esperto di turbe adolescenziali, il dott.Conrad ha una splendida famiglia: moglie affascinante e una bimba sveglia e affettuosa. Un uomo affermato, con una vita felice, fino a quando un collega non lo chiama per un caso difficile. Una ragazza isterica, che non parla e non mangia più da giorni, di cui non è chiara la reale patologia. La ragazza, interpretata dalla bella Brittany Murphy, custodisce un segreto. Alla prima seduta lei dirà al nostro Douglas, con tono provocante: “Vuoi anche tu quello che vogliono loro vero?” e per un attimo sembra di ripiombare in Basic Istint. Ma non si tratta di quello. Il segreto è un numero di sei cifre, che una banda di malviventi vuole a tutti i costi. La banda arriva a sequestrare la figlia del nostro psichiatra per costringerlo a far parlare la malata, utilizzando le sue capacita di professionista rinomato.
Nella prima parte del film quasi ci si stupisce, per la tensione che cresce piano, attorno alla facilità con cui la famiglia felicissima del protagonista precipita nella disgrazia. Il cattivo di turno è Sean Bean, già visto nel porno gratis di furfante nevrotico in Ronin, a suo agio nella parte. Ma a poco a poco Douglas diventa un superman: disarma banditi, fugge, non perde la calma un attimo. La forza della disperazione di un capofamiglia per le sorti della sua bimba? Macché… Oggi un supereroe, in una società malata come la nostra, non può che essere lo psichiatra, l’unico ormai in grado di controllare la mente degli altri, e soprattutto la propria.